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Da Antonio Martino, uno dei pochi autenticamente liberali, una "curiosa" proposta


 


Una proposta che Martino definisce modesta ma che io trovo essere soprattutto curiosa...
Riguarda la necessità secondo Martino che nel sistema scolastico e universitario (l'articolo mi pare rivolto soprattutto al sistema universitario) si introduca il sano concetto della concorrenza e della competitività tra istituti in modo che l'offerta formativa diventi la migliore possibile.

Martino individua nel sistema una distorsione causata dal cosiddetto valore legale del diploma e della laurea (il cosiddetto "pezzo di carta") che fa sì che gli studenti (soprattutto universitari) siano mossi nelle loro scelte più dalla possibilità di ottenere il famoso "pezzo di carta" a fronte del minimo sforzo possibile, piuttosto che a imparare per davvero (ovviamente generalizzando).
Se si eliminasse la validità legale del titolo di studio, gli studenti cercherebbero di frequentare non quelle univeristà che li farebbero laureare presto e con poco sforzo bensì quelle con l'offerta formativa migliore, atte a introdurli prima e meglio nel mondo del lavoro.

L'introduzione di autentiche misure concorrenziali e competitive sarà, inoltre, possibile (e questo è un mio pensiero, non espresso nell'articolo di Martino) solo quando gli studenti (sia quelli di istituti pubblici che quelli di istituti privati) non dovranno essere costretti a passare sotto le "forche caudine" dell'esame di Stato (che pone la scuola pubblica in una posizione di naturale predominanza  su quella privata a prescindere dalla qualità dell'offerta formativa di entrambe). 

Per poter ovviare a questa sperequazione, che porta nel sistema una forma di concorrenza sleale, Martino propone, quindi, di abolire la validità legale del diploma e della laurea ma lo fa con una certa originalità: proponendo una norma con due soli commi: " due commi: “Ogni cittadino italiano, compiuto il ventiquattresimo anno di età, è laureato. Può ritirare il diploma di sua scelta presso qualsiasi ufficio postale, previo il versamento di mille euro.” Al secondo comma l’articolo reciterebbe: “Il ministro dell’Economia stabilisce annualmente il livello di reddito familiare al di sotto del quale si è esonerati dal pagamento.”

In questa maniera (un po' provocatoria, è chiaro ma in effetti molto efficace) si otterrebbe di annullare qualsiasi forma di "vantaggio" procurato dal titolo di studio...


Fonte: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8067



Pubblicato il 10/7/2009 alle 11.58 nella rubrica Politica.

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