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Solstizio d'Estate: semplici riflessioni

Abbiamo da poco festeggiato il Solstizio D’Estate, il giorno che ci introduce nella stagione estiva.


I Solstizi, come pure gli Equinozi rappresentano dei “punti singolari” nel movimento, apparente, del sole lungo l’orizzonte celeste (in realtà è la terra che si muove lungo l’eclittica). Durante gli Equinozi i raggi del sole sono perpendicolari all’Equatore e tangenti ai poli e si ha come risultato una eguale durata delle ore di buio rispetto alle ore diurne, e questo avviene in tutto il mondo. Il Solstizio d’estate, coi raggi del sole che sono ortogonali rispetto al Tropico del Cancro, fa, invece, registrare la massima durata delle ore di luce rispetto a quelle di buio (nel nostro emisfero, il contrario avviene in quello australe, dove i raggi solari raggiungono lo zenit rispetto al Tropico del Capricorno). In questo fatto io ci voglio vedere come dire una sorta di naturale, macroscopico, ultraumano riferimento alla relatività: è sufficiente cambiare latitudine per avere effetti opposti delle stesso fenomeno. Vi scorgo un’indicazione, anzi un monito, circa la necessità per chiunque di NON considerare i processi di conoscenza come assoluti.

Non assoluti “nello spazio” e nel “tempo”. per poter essere da parte nostra riconsiderati in ogni dove e in ogni quando, in ogni momento noi lo si ritenga utile o necessario.

Chi parte da posizioni assolutiste, nell’ ambito del proprio pensiero socio-politico, filosofico, teologico, non potrà MAI comportarsi secondo Tolleranza.

Equinozi e Solstizi si alternano in modo ciclico: dal punto di Equinozio, posizione di sostanziale “parità” di buio e luce, vedremo, inevitabilmente, rompersi, fin da subito, l’equilibrio in un movimento dinamico che ci porterà fino al raggiungimento di una situazione di massimo (Massima durata diurna al Solstizio d’Estate). Ma anche questo punto di massimo è effimero, dal momento che le giornate cominciano ad accorciarsi per arrivare ad avere, al Solstizio d’Inverno, la minima durata delle ore di luce, dopo essere passate attraverso un altro punto di equilibrio che è l’Equinozio d’Autunno.

Questo movimento, che definirei “respiratorio”, ondulatorio, è quello che detta i ritmi della Natura fatti di alternanze cicliche di periodi di quiete, massima attività vitale, ancora equilibro e fondamentale stasi.

Anche in questo caso, vi si legge un monito sovrannaturale per noi Uomini terreni di conformarci ai ritmi della Natura, di mantenerci in stretto contatto con essa e con le sue regole, sentirci costantemente immersi in Essa.

Questo andamento ciclico del Tempo, che torna incessantemente sulle stesse posizioni ci da anche la misura della Speranza, l’idea che ci sia sempre una ulteriore opportunità, così come ci sarà, anno dopo anno, un nuovo solstizio. Il Tempo ritorna sui suoi passi e noi lo ritroviamo e ci ritroviamo cambiati poiché Natura, il Tempo e noi stessi siamo in movimento, pervasi di dinamismo.



Questi principi, queste sensazioni, queste emozioni, sono quelle che l’Uomo prova fin dall’antichità. I popoli che erano dediti al culto solare (egizi, greci, mesopotamici ma anche le civiltà pre-colombiane, ad esempio), hanno riconosciuto questi “punti singolari” come li ho definiti all’inizio del post, e ne hanno fatto oggetto di culto.



Gli antichi romani hanno dedicato, ad esempio, le due porte solstiziali a Giano Bifronte il Dio della dualità, con la sua Faccia rivolta verso il passato e quella rivolta al futuro (che trovano una specie di sintesi nella sua terza, invisibile, faccia che pondera il presente…), con una faccia che veniva mostrata al popolo in tempo di pace e l’altra in tempo di guerra. Giano, Ianus in latino, presiede, ai due momenti solstiziali che erano dette anche “porte” solstiziali, in latino Ianua in un curioso e credo non casuale gioco di parole che identifica Giano-Ianus anche come Dio a presidio degli inizi o, se vogliamo, in modo un po’ più ardito, delle iniziazioni.



Il solstizio d’estate era detto Ianua Inferi, ossia la porta verso i mondi inferiori, al contrario, il solstizio d’inverno, momento di massimo buio rispetto alle ore diurne, era detto Ianua Coeli, la porta verso il Cielo.

Come dire che un momento di massima luce ha in se anche l’embrione del suo opposto. Come dire che in un qualunque momento in cui nel nostro cammino iniziatico dovessimo trovarci in una posizione intellettuale e di conoscenza “soddisfacente” ecco che quello status ha in sé i germi del dubbio che innescheranno quella volontà di ricerca e quella necessità di mettere alla prova del dubbio la nostra certezza che rappresenta il motore di qualsivoglia cammino iniziatico che, come la Natura e come i Movimenti della Terra attorno al Sole non conosce requie ed è caratterizzato da un armonico movimento ciclico e respiratorio.

Parlando di Porte Solstiziali mi sovviene una pertinente epigrafe, palindroma, scolpita sugli stipiti di un’altra Porta: quella cosiddetta Alchemica o Magica o Ermetica, a Roma, costruita dal Marchese Palombara. L’iscrizione, della quale ho detto in un altro recente post, è la seguente:

SISEDESNONIS.



 





Riformistalchemico

Pubblicato il 29/6/2009 alle 12.43 nella rubrica Esoteria.

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