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Riforme? Formule alchemiche!


Diario


22 luglio 2009

Berlusca, sei un liberale? Lo ricordi il famoso contratto con gli italiani dove dicevi che avresti abbassato il carico fiscale?

sì? Allora comincia a ridurre l'imposizione fiscale. L'ideale sarebbe la flat tax (già all'ordine del giorno nel programma capezzoniano di Decidere).

La pensa così anche
Italia Oggi nell'articolo riportato dall'Istituto Bruno Leoni - idee per il libero mercato.

Io penso che un'aliquota unica per ogni forma e livello di reddito (flat tax) con una no-tax area fino ai 12.000 euro annui sarebbe il massimo.

Sono, infatti, convinto che:

1) i contribuenti sarebbero maggiormente invogliati a pagare un'aliquota onesta e diminuirebbe considerevolmente la grande evasione-elusione che caratterizza il nostro sistema fiscale. Credo nella equazione: aliquote oneste = contribuenti onesti. Probabilmente l'erario non incasserebbe (molto) di meno rispetto al sistema impositivo attuale ma con in più il vantaggio che un'aliquota impositiva unica e relativamente bassa sarebbe di beneficio a tutta l'economia nonchè alle famiglie che avrebbero più soldi rispettivamente per investimenti e consumi rendendo più competitivo e solido l'intero sistema produttivo italiano.

2) La progressività dell'imposta (ammesso e non concesso che sia un valore...) richiesta dalla nostra Costituzione (a parte che la Costituzione non è il Vangelo) andrebbe conseguita attraverso il sistema delle deduzioni-detrazioni. I redditi più bassi sarebbero tutelati grazie alla no tax area (che crea progressività già di per se stessa).

3) Aliquote oneste, no tax area, a questo punto non ci sarebbero più alibi nè scusanti per gli evasori, elusori. Per questo motivo: inasprimento delle pene, limitaizioni importanti delle libertà personali, certezza della pena e confisca di beni mobili e immobili per chi dovesse venire pizzicato a evadere il fisco...

4) Il massimo dei risultati li otterremmo se all'aliquota unica affiancassimo anche il federalismo fiscale. Secondo questo principio, quanto prodotto all'interno della regione deve servire per finanziare la spesa pubblica della regione. Questo meccanismo presenta svariati vantaggi: il cittadino-contribuente vede come vengono spesi i soldi delle tasse, comincia ad avere maggiore percezione che i soldi che paga vengono spesi in infrastrutture a lui "vicine" e utili e, quindi, paga più volentieri. Oltretutto può essere maggiormente consapevole della bontà degli investimenti pubblici che sottendono a ciascuna scelta politica per cui può veicolare meglio e con più cognizione di causa il proprio voto. Il meccanismo può essere schematizzato nel meccanismo detto del "vedo-voto-pago". Anche in questo caso, una quota parte (diciamo 10-15%) del gettito fiscale prodotto in ciascuna regione andrebbe accantonato e utilizzato per operazioni a carattere di sussidiarietà riservate alle regioni "meno ricche". Sparirebbero le regioni a statuto autonomo (diverrebbero un po' tutte a statuto autonomo, per il vero...).








8 ottobre 2007

Tassa Piatta? Sì, certo, piatta, come l'elettroencefalogramma di questo Governo...

Tassa Piatta al 20%: una delle 13 proposte di DECIDERE per la "rivoluzione fiscale" ormai divenuta indispensabile (checchè ne dica il "bamboccione") per risollevare le sorti di questo disastrato paese.

Antonio Martino, uno dei pochi (pochissimi) esponenti realmente liberali e liberisti della Casa delle Illibertà, risponde ad alcune domande pubblicate su LibMagazine:

Antonio Martino risponde
A.DiCarlo - Professor Martino, la flat tax può essere una delle ricette da adottare per far ripartire l'economia italiana?

Martino - Assolutamente sì, perchè adottare un sistema basato su un'unica aliquota - oltre all'enorme vantaggio che ha in termini di semplificazione dell'ordinamento tributario - ha anche quello di scoraggiare le spese legate a trovare modi legali per eludere il fisco, quindi a scoraggiare l'elusione e l'erosione, nonché ad incoraggiare la produzione di reddito, l'investimento, il risparmio, il lavoro che restaura gli incentivi di mercato. Mettetevi nei panni di un contribuente che ha una aliquota marginale del 50%: se produce un milione gli resta 500.000, mentre se elude un milione gli resta un milione, quindi per lui eludere vale il doppio che produrre e dedicherà il doppio degli sforzi ad eludere anziché a produrre. Se noi abbassiamo l'aliquota, e ne adottiamo una sola al 20%, si pone fine a questo circolo vizioso.


A.DiCarlo - Come si riesce a rendere compatibile la tassa piatta con il principio di progressività?

Martino - La progressività - su cui la nostra Costituzione fonda il sistema tributario - può essere realizzata sia con un sistema a pluralità di aliquote che vanno via via salendo, come quello attualmente in vigore, che con una unica aliquota, poiché, grazie ad una fascia di reddito esente ed al meccanismo delle detrazioni ed esenzioni, il sistema resta progressivo.


A.DiCarlo - Ha qualche rimpianto per l'esperienza dell'ultimo governo Berlusconi, per non aver sufficientemente affrontato la materia fiscale?

Martino - Devo dire - pur non essendo quello tributario il settore di mia compentenza nello scorso esecutivo - che avrei preferito maggior coraggio in materia fiscale. Devo però dire per obiettività che non è stata responsabilità di Berlusconi, non è stata responsabilità di Forza Italia. Berlusconi voleva realizzare riforme molto più coraggiose ma sono stati i nostri alleati che si sono opposti. Purtroppo abbiamo ancora molta strada da fare per far capire alla gente che se vogliamo davvero far pagare le tasse ai ricchi le aliquote alte devono diminuire, poiché se restano alte non le paga nessuno. D'altronde, queste maledette aliquote alte non è che fruttino poivtanto visto che il gettito di tutte le imposte dirette in Italia rappresenta meno del 10% del PIL. Dunque, questo sistema nominalmente e ferocemente progressivo, di fatto, non frutta niente poiché, i contribuenti ricchi riescono regolarmente ad evitare la tassazione.

di Alessio di Carlo


Un'intervista brevissima ma estremamente significativa.
Voglio sottolineare due punti interessanti:

1) se vogliamo veramente che le tasse vengano pagate dobbiamo ridurre l'impatto fiscale. Uno stato onesto crea contribuenti onesti. Uno stato esoso induce all'evasione!!! Le tasse (bellissime o meno, caro bamboccione) servono per pagare i servizi pubblici. Non dovrebbero essere viste come un sistema per la redistribuzione del reddito. Io sono contrario alla progressività del sistema fiscale ma tant'è...
Tassa piatta al 20% e federalismo fiscale: le due sole manovre che potranno dare nuova linfa al sistema!!!

2) Il centrosinistra si è dimostrato palazzinaro, clientelare, controriformista e profondamente illibertario. Il centrodestra è molto migliore???


7 settembre 2007

DECIDERE.NET 13 cantieri per una politica ad alta velocità





Daniele Capezzone ha “aperto” un movimento-contenitore (non è ancora un partito ne io so se mai lo diventerà), una sorta di “network” di stampo liberale, riformista, libertario e laico.

Il movimento nasce perché l’esperienza Rosa nel Pugno sembra essersi esaurita in modo fallimentare con Boselli che pensa alla ricostruzione del partito socialista assieme a De Michelis, Valdo Spini e altri in un nuovo (???) partito che accolga (dialoghi con?) Mussi, Angius e altri fuoriusciti dai DS non convinti o delusi dall’ircocervo PD.

I radicali (partito nel quale Capezzone attualmente milita anche se tirano arie di diaspora), dal canto loro, si stanno comportando in modo piuttosto ambiguo (e, a mio avviso, poco coerente sia in rapporto alla loro proposta politica che al mandato degli elettori).

Ai radicali, Capezzone contesta il fatto che continuino imperterriti a supportare (sopportare) il governo Prodi nonostante che si sia dimostrato assolutamente refrattario a qualsivoglia riforma del sistema (fiscale, pensionistico, del lavoro, etc.) , riforme che, peraltro, facevano parte del programma dell’Ulivo e che, sole, stavano alla base dell’appoggio, decisivo, dei radicali alla coalizione di governo.

Prodi non solo non mantiene le promesse a suo tempo fatte ad alleati e all’elettorato ma relega i radicali e le loro politiche laiche e riformiste in un angolino dando spazio (forse perché sotto “ricatto politico”) alle sinistre comuniste e massimaliste (che, peraltro, sono a pieno titolo costituenti l’aggregazione di maggioranza).

Capezzone, dopo aver sollevato a più riprese il problema in seno ai Radicali Italiani, ottenendo giusto il fatto di essere sollevato egli stesso dalla carica di segretario del partito che passa a Rita Bernardini, fonda il movimento DECIDERE.NET che si propone di aggregare le forze liber-ali-rtarie-iste-aldemocratiche-alsocialiste, laiche e riformiste (non necessariamente fuse in un solo partito politico) sulla base della convergenza su alcune tematiche per le quali propone delle “ricette” molto concrete e reali.

I punti che DECIDERE.NET prende in considerazione sono 13 che rappresentano altrettanti cantieri per una proposta politica atta a realizzare quelle riforme di cui il nostro Paese assolutamente necessita.

I primi due dei 13 punti presi in considerazione da Capezzone parlano più che di riforma, di una vera e propria rivoluzione fiscale: 1. flat tax al 20%; 2. Federalismo fiscale (tema di cui TUTTI sono andati cianciando da alcune legislature ad oggi, per cui NESSUNO ha ancora fatto qualcosa).

Per quanto attiene al punto 1, questo è l’abstract della proposta di DECIDERE:

1. Fisco: tassa piatta al 20% . La rivoluzione fiscale è possibile
Passaggio progressivo, in 5 anni, ad un'aliquota unica (flat tax) del 20%. Il costo è coperto da una riduzione della spesa pubblica (al netto della spesa per investimenti e per interessi sul debito) dell'1% annuo (5% in 5 anni), il che equivale a dire riduzione della spesa pubblica complessiva, calcolata in rapporto al Pil, dello 0,4% annuo (2% in 5 anni, dal 51 al 49%).
Va osservato che:
a. queste stime non tengono conto dell'assai verosimile effetto di recupero di gettito legato all'emersione di nuova base imponibile;
b. all'aliquota unica si arriverebbe per gradi, per cui fino all'entrata a regime (fino al 5° anno), i costi annualizzati sarebbero anche inferiori;
c. va prevista una rimodulazione del sistema delle detrazioni e delle deduzioni, nonchè della no tax area, al fine di assicurare il rispetto del principio di progressività sancito dall' art.53 della Costituzione (riduzione delle detrazioni e delle deduzioni per le fasce di reddito più alte, e aumento per le fasce più basse)

Ergo: aliquota unica, niente più cervellotici scaglioni con percentuali differenti per diverse fasce di reddito. Un’aliquota sola che riduce il carico fiscale per tutti!!!!

Uno dei commenti che più frequentemente mi capita di incontrare tra gli osteggiatori della flat-tax è quella che un ricco (generalmente il paragone viene fatto direttamente con berlusconi, il satana, il grande baal di tutti i ricchi, l’emblema del male impersonificato e fattosi conto in banca e rete televisiva) pagherebbe le tasse al 20% così come la badante, il piccolo commerciante, il piccolo artigiano e questo viene “bollato” come ingiusto.

A me l’obiezione lascia, sinceramente, di stucco. Un “ricco” che guadagna 500.000 euro all’anno verserebbe al fisco 100.000 euro mentre una persona non ricca che ne guadagna 50.000 ne verserebbe 10.000 (che è 10 volte meno del versamento del “ricco” che, peraltro, guadagna 10 volte di più).

Senza considerare che verrebbe definita anche una “no tax area”, ossia un valore di reddito annuo al di sotto del quale non si pagherebbe alcunché al fisco. (per me una no tax area decente potrebbe essere quella che arriva fino a 12.000 euro di reddito all’anno).

Senza considerare il principio che il ricco, il non-ricco e il povero, pagano cifre differenti a fronte del medesimo servizio da parte dello Stato… per cui: chi guadagna di più (e, magari, perché no, è anche più bravo nell’espletare il suo lavoro) paga di più per avere la medesima cosa…

Ma in alcuni commenti, dicevo, vige l’italica (?) attitudine a non guardare al proprio bene ma preoccuparsi soprattutto del non-bene altrui…

Una riduzione dell’imposizione fiscale forte come quella che deriva dall’abbattimento delle aliquote al 20%, lascerebbe libere le risorse economiche, prima drenate dal fisco, per effettuare investimenti personali e aziendali, con grande beneficio di imprese e famiglie, indipendentemente da ciò che succederebbe a casa del Berlusca.

L’ottenimento della progressività nell’applicazione dell’imposta (principio sancito dalla Costituzione ma che a mio avviso non è né democratico né efficiente…) sarebbe perseguito attraverso la rimodulazione del sistema di deduzioni e detrazioni fiscali che verrebbero aumentate per i redditi più bassi e abbassate per quelli più alti.

In effetti, va detto (come mi sottolineava un frequentatore del forum di DECIDERE che ha lo pseudonimo TELLO) che la Corte di Cassazione ha decretato che il sistema impositivo in generale deve essere improntato a criteri di progressività, non è necessario ricercare la progressività in ogni singola tassa.

E’ altresì vero che l’IRPEF (così come l’IRPEG) rappresentano una parte importantissima del sistema fiscale per cui, se vogliamo dare progressività al sistema (ed essere in linea con il citato art.53) non possiamo non considerarla anche all’interno dell’imposizione sulle persone fisiche e giuridiche.

Ma io non concordo minimamente nel ritenere il principio di progressività del sistema fiscale corretta, democratica, o semplicemente efficiente.

Capisco che risponda a una volontà di redistribuzione del reddito, ma penso anche che sia un principio inadeguato ai tempi e fondamentalmente scorretto.

Sono convinto che già il principio di proporzionalità (per cui ciascuno paga una percentuale del suo reddito effettivo) sia più che sufficiente. Il pensare di aumentare l’aliquota impositiva al crescere degli scaglioni di reddito, oltre a non avere nessuna logica a sostegno (se non la mera volontà redistributiva), risulta essere penalizzante per tutti quelli che, lavorando di più e meglio, vogliono aumentare le proprie entrate.

In questo senso, l’incremento delle aliquote ha il nefando effetto di frenare la libera iniziativa e di rendere meno appetibile (e quindi meno praticato) qualsiasi sforzo personale per arrivare a livelli di reddito (e quindi di produttività) più elevati, il tutto incidendo sulla produttività generale del sistema.

La progressività delle aliquote, oltre ad essere piuttosto iniqua (parere personale) risulta essere penalizzante per l’intero sistema economico oltre che illiberale e illibertaria.

Va detto, infine, che aliquote troppo elevate per redditi elevati rappresentano una “spinta” significativa all’evasione fiscale mentre non è un mistero che ad “aliquote oneste corrispondano contribuenti onesti”. Al di là degli slogan, va effettivamente considerato il fatto che la riduzione delle aliquota a un’imposta piatta del 20% renderebbe indubbiamente meno appetibile il ricorso all’evasione fiscale e, per questo motivo, anche meno praticato.

Sempre TELLO che si è occupato a lungo di giuslavorismo ed è persona particolarmente preparata, caldeggiava addirittura l’introduzione della lump sum tax , ossia di una tassa pari a una cifra definita per ciascun tipo di professione indipendentemente da quanto la persona guadagni nello specifico. Ad esempio: la professione di avvocato pagherebbe 30.000 euro all’anno indipendentemente dal reddito effettivo, quello della lavandaia 10.000 euro e così via… (chi guadagna di più all’interno della medesima categoria è perché è più bravo o più volenteroso per cui si “intascherebbe” la differenza nell’imposizione rispetto ai colleghi meno performanti con benefici personali e “di sistema”).

A me l’idea della lump sum tax non piace affatto e la ritengo poco praticabile (anche se gli studi di settore, TELLO docet, altro non sono che lump sum tax mascherate e modificate…).

Mi accontenterei della flat-tax al 20%, affiancata dal federalismo fiscale, dalla riduzione delle spese pubbliche e lotta alle inefficiente (risparmio preventivabile 1% all’anno), dall’introduzione della responsabilità patrimoniale per i pubblici amministratori (chissà che non si impegnino di più).

La rivoluzione fiscale è possibile… ma non la praticherà certo il PD…

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Un po' di outing:
Sono un uomo dell'Occidente: come Oriana, ne difendo le ragioni





 

Io sto con Israele e non metterò in dubbio le mie idee

 
lo potrei fare solo se:  
1. Il Premier israeliano sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
2. Il Premier israeliano sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
3. Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
4. Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
5. I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie
palestinesi.
6. Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
7. I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
8. I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
9. I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
10. I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
11. I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
12. La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
13. I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
14. I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
15. I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
16. Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
17. Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
18. Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
19. Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
20. I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
21. I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
22. Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.


Questo pensiero è di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto da Camillo 
. Ringrazio entrambi. 



 Non posso non sostenere il Governo del Tibet in esilio
 

 

 

20 settembre 2006
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In questo blog mi arrogo il diritto di trattare qualunque argomento frivolo o profondo a seconda del mio stato d'animo del momento. In questo blog c'è posto per tutti, i commenti non vengono vagliati ne censurati per cui non posso essere responsabile delle eventuali baggianate che utenti terzi e/o anonimi possano avere scritto costì.
Se a qualcuno passasse per l'anticamera del cervello che questo blog possa essere assimilato a una testata giornalistica, si faccia immediatamente curare.
L'autore di questo blog si riserva il diritto di contraddirsi. Questo valga in qualsiasi momento e per qualsivoglia argomento.
Auguro buona lettura a tutti e grazie per essere passati di qua. 

Per ogni informazioni rivolgersi a riformistalchemico@yahoo.it

 


 

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